Benvenuto su DD Mind
  Accedi in DD Mind Home page  |  Installa la chat New!  |  Profilo  |  DDGiochi  |  DDForum  |  MindIT!  |  Impostazioni



Il blog di edvige (7)



Pag. 1 2


GABBIANI- poesia

di edvige del 28/09/2014 alle 18:57



 

 

Uno stormo di gabbiani s'innalzò

nella sera

leggeri quasi aerei sospesi fra cielo e cielo

come i sogni

 danzando vanno  lontano.

La linea azzurra dell'orizzonte

sembra indicar loro la via.

I miei piedi affondati nella sabbia

lo sguardo perduto .

Riflessi dorati nell'ora del tramonto

trasformate  in briciole laggiù

dove il mare  fa l'occhiolino alla luna.

Ricordi riversano il loro peso

sulla sabbia in una brevità protratta

senza voci.

Io giramondo e vagabonda

vorrei vivere come mi va

nutrirmi di libertà .

Vorrei librarmi con voi

 fendendo l’infinito, srotolando i pensieri

non più prigioniera .

 st.






CASE ADDORMENTATE

di edvige del 10/06/2014 alle 6:22



CASE ADDORMENTATE

 

Case addormentate

silenzio ovattato.

Il mondo coperto di nero

 chiuso

oltre la porta.

 La natura colorata di nulla.

Nel silente scenario affiorano

ombre vaganti, smarrite.

Vie deserte, palpiti di cuori

annaspano in barlumi di luce.

Tantissimi mattini risorgeranno

stringendo nella morsa il cuore.

Disegno un cuore  nell'aria

il deserto attorno circonda la terra.

Disegno un cuore nell'aria di bitume.

Disegno la speranza , per non morire.

 






IO SONO poesia

di edvige del 18/10/2013 alle 9:20



IO SONO

 

 

Io sono il  torrente in tumulto.

Vedo il volo di rondini felici

 migrare in cieli d'eterno

verso la spiaggia deserta

del sogno abbacinata di luce

che attende in silenzio

il dolore sommesso d'un onda.

A piedi nudi corro nella

gioia dei ricordi

cerco l'orme affannose

sul lido del vento

che leviga scogli

rinvigorisce la terra antica

Il mio cuore cigola di brezza,

lampada fumida

alla taverna del porto

che brancola cerchi di luce giallastra

sui ciottoli triti

del vicolo buio

 st

 

st




UN' INSOLITA SERATA - racconto -

di edvige del 22/11/2009 alle 22:37




Miriam spense il computer, spense le luci,chiuse la porta dell’ufficio e s’avviò per il lungo corridoio

che portava all’ascensore.

Anche quella sera, aveva fatto tardi pensò .Guardò l’orologio che aveva al polso,segnava le 22.

Era molto stanca, gli occhi le bruciavano per le troppe ore trascorse davanti al computer.

Doveva finire un articolo sullo scandalo del giorno: un’implicazione di un alto dirigente d’industria

e un fattaccio di pedo- pornografia.

Spinse il bottone che la portava al piano terra.

Si trovò sulla via Roma dove aveva l’ufficio. Torino era particolarmente fredda in quella serata di fine febbraio

Alzò il bavero del cappotto e s’incamminò verso il parcheggio dove aveva lasciato la sua macchina. Aveva cinquecento

metri da percorrere prima di arrivare in piazza S.Carlo .Mai come quella sera le sembrava una distanza chilometrica.

Devo proprio cambiare vita, pensava, affrettando il passo.

Da quando si era separata da Giulio , i suoi giorni li passava al lavoro trascurando, oltre che sé stessa, anche

i rapporti sociali. L’unico che la capiva era Marco,amico di sempre. Marco,giornalista di fama, suo collega,era

presente ogni volta che lei aveva bisogno. Quando si era separata da Giulio lui le fu molto vicino, con consigli

affettuosi e facendole molta compagnia.

Accese il motore e la macchina partì. Percorse via Vittorio Alfieri,al semaforo svoltò a sinistra in via

dell’Arsenale e giunta in corso Vittorio Emanuele II° , passò il fiume Po sul ponte Umberto I° recandosi verso casa.

Una villetta sulla collina prospiciente il centro cittadino .Non vedeva l’ora d’immergersi nella

vasca da bagno e rilassarsi. Voleva stare nella vasca calda cosi poteva pensare e poltrire tranquillamente.

''''Quei fari sono troppo alti pensò, ''danno proprio fastidio''.

Mise il piede sul freno, per rallentare la corsa, 'Cosa sta succedendo'. Forse c’è un incidente.

Fu costretta ad arrestarsi, perché al centro della mezzeria c’era una macchina ferma con luci accese e

il cofano fumante. Anzi, guardando meglio, aveva il paraurti anteriore completamente sfondato.

Tutto fumava. Accostò e scese. Mentre s’avvicinava alla macchina ferma, ebbe un attimo di paura.

Fu solo un attimo,perché era tardi per qualunque altra decisione. Era arrivata vicino all’auto,ma non vide nessuno.

Guardò tra i vetri mezzo sfondati, non c’era nessuno.

'Che diavolo sta succedendo' disse tra sé.

Decise di chiamare col cellulare il pronto intervento .Sentì un lamento umano, aguzzò la vista,fece

il giro attorno alla macchina e vide tra le due ruote dell’auto un uomo con la fronte sanguinante.

Era seduto e si teneva con una mano la fronte.

-Cos’è successo?- chiese Miriam rivolta al ferito.

‘’Ho ucciso un uomo ’’rispose’’. Là, giù dalla scarpata. Non l’ho visto ‘’.

L’ uomo perdeva sangue vistosamente dalla ferita che aveva alla fronte .

‘’Cosa vuol dire giù dalla scarpata ’’si chiedeva cominciando ad inquietarsi .

‘’Mi è apparso davanti all’improvviso’’ disse ancora l’uomo.

La mente di Miriam cominciava ad avere dei brutti pensieri,come colta da un colpo

di genio pensò’’ chiamo la polizia e l’ambulanza;'' come ha fatto a non vedere ?’’

‘’Ho visto un uomo scaraventato da una macchina che viaggiava davanti a me,

la macchina non si è fermata .Io ho cercato di non investirlo. Sono andato a sbattere con un testacoda

contro il garde -rail. La mia manovra non è servita ad evitare l’impatto.

Miriam prese il cellulare e chiamò la polizia e l’ambulanza.

‘’Prenda la pila dal cruscotto e guardi giù dalla scarpata se si vede quel disgraziato’’ disse l’uomo.

Miriam come un automa obbedì .Prese la pila e scavalcò il garde -rail. Vide una scarpata abbastanza

percorribile e cominciò a scenderla.

Si avviò sotto il livello della strada,con la pila che sondava un paesaggio arido, con scarsa vegetazione.

La paura era tanta .

Alzò la pila per vedere meglio,intanto le passavano nella mente mille pensieri.

'Guarda in che pasticcio si era messa'. Decise di tornare sui suoi passi pere risalire sulla strada.

' A quell'ora, i soccorsi erano già arrivati sicuramente.' Ispezionò la zona puntando la pila intorno,ma non vide nulla.

Aguzzò la vista per vedere meglio.A pochi passi da lei c’era un cespuglio, Miriam s’avvicinò, e vide un uomo

con la testa tutta insanguinata.

'E’ morto pensò, l’ho trovato!' Per prima cosa decise di scappare: aveva una paura terribile.

Fu però più forte di lei il desiderio di prestare soccorso,e s’avvicino al cespuglio.

Notò che era un ragazzo. Con la pila puntata sul viso del giovane vide che era ferito gravemente.

Non osò toccarlo, disse solo:’’ non ti preoccupare stai tranquillo,sta arrivando l’ambulanza’’.

Non ebbe risposta. E’ morto pensò di nuovo. Tornò sui suoi passi per risalire la scarpata,quando un colpo

terribile alla testa la fece cadere a terra priva di sensi.

Si svegliò come da un lungo sonno e, quando realizzò quello che le era accaduto, si guardò attorno e vide che

era in una stanza che non conosceva, sdraiata su ad un letto.. Si toccò la testa,perché le faceva un gran

male e sentì che era fasciata.

'Santo cielo dov’era finita? Perché si trovava lì? Perchè si sentiva così male?

Questi pensieri balenarono nella

sua mente e l’angoscia l'attanagliò di colpo.

Provò a sedersi sul letto, per orientarsi meglio. La stanza era vuota, c’erano solo il letto dove stava lei,una sedia

e un piccolo sgabello . Alle pareti nulla. Provò ad alzarsi. La testa le doleva maledettamente,

fece uno sforzo e andò verso l’unica porta .

Guardando meglio, notò una piccola finestra ,da cui subito sbirciò. Vide una distesa di campi

coperti da una coltre di brina .

Cominciò a rendersi conto che, oltre il dolore alla testa,il disagio che provava era dovuto al freddo

che incombeva nella stanza.

Capì che dove lei era costretta, doveva essere una specie di capanna che serviva ai pastori o ai contadini

per deporvi gli attrezzi.

Non aveva finito di pensare quando udì dei passi avvicinarsi alla porta.

Un rumore ,un colpo e la porta s’aprì. Davanti a lei stava un uomo con il volto coperto da un passamontagna blu.

‘’Vorrei sapere dove mi trovo ’’ chiese Miriam , ben sapendo che rischiava grosso facendo una domanda

di quel genere.

‘’Cara la mia signora , non è lei che deve fare domande , ma sono io".

"Cosa volete da me! Mi sono fermata sulla strada perché ho visto un incidente . Stavo andando a casa,

avete sbagliato persona sicuramente".

" Ah davvero?" incalzò. l’uomo.

Miriam sentiva che l’irritazione dell’individuo cominciava ad aumentare.

Un filo di luce entrava dalla finestra, che andava a posarsi sulle mani nervose dell’uomo.

'Dove diavolo era il ragazzo che lei aveva visto quasi morto dietro un cespuglio giù dalla scarpata?

Miriam era disperata, non riusciva a concentrarsi.

Aveva un freddo cane e la testa poi… Con la forza della disperazione cercò di mantenersi

calma e disse: " per favore lasciatemi andare, io sono solo una giornalista che fa il suo lavoro .

Niente di più, non sono neppure ricca."

‘’Ah davvero’’, ripetè l’uomo.

‘’Non voglio danaro bellezza’’

‘’Che diavolo volete allora?E non mi chiami bellezza''

Miriam barcollando, tornò a sedersi sul letto.

‘’Sei giornalista e stai ficcando il naso in cose che non dovrebbero interessarti.’’

La donna era terrorizzata. Fingendo sicurezza e grande coraggio disse:’se non mi lasci andare,presto

la polizia sarà qui L’ho chiamata prima, quando mi sono fermata per soccorrere la persona dell’incidente.

Nello stesso momento in cui pronunciava quelle parole, il suo pensiero le rivelava una situazione terrificante: non

era prima, ma la sera prima. Era giorno; lei aveva chiamato la polizia e l’ambulanza la sera prima.

Non ebbe il tempo di dire altro,perché l’uomo le si avvicinò con uno

straccio nero in mano e le bendò gli occhi.

‘’Andiamo’’ disse con voce che non ammetteva altro commento.

Miriam s’alzò dal letto a fatica Aveva tutto il corpo indolenzito e percorso da un tremore incontrollabile .

L’uomo la spinse verso la porta e, afferrandola fortemente per un braccio, la spinse fuori.

All'esterno brillava una luce spettrale che irrigidì i muscoli già intirizziti della donna.

L’aria frizzante accentuava il suo tremore. ''Questo è un incubo'' si ripeteva,' tra un

po’ mi sveglierò e tutto sarà finito''. La realtà, però, era lì davanti a lei inconfutabile.

Ebbe appena il tempo di realizzare la situazione,era buio assoluto.

’’ Forza andiamo disse l’uomo prendendola per un gomito e sospingendola dentro

ad un auto che non aveva visto prima di avere la benda sugli occhi.

Quando l’auto ripartì, per un po’ ci fu silenzio, ma Miriam non sopportava più nulla e ,quasi urlando

chiese::’’ Allora mi volete dire che cosa volete da me?’’

Per risposta ebbe un ulteriore spintone. Questa volta la mano cercava di farla sdraiare sui

sedili posteriori dell’auto.

’’ Si stenda ’’ordinò l’individuo in tono che non ammetteva repliche.’’ Accidenti a voi ’’ gridò la donna.-

''Se starà in silenzio, tutto finirà al più presto''- replicò l’uomo.

Miriam percepiva che ora gli uomini erano due: uno guidava, l’altro controllava lei.

Decise di non parlare più, anche perché capiva che era inutile. S' affidò al destino.

Per il momento non c’era nulla da fare. L’auto percorreva la strada velocemente e Miriam calcolò a occhio e croce,

che era trascorsa più di mezz’ora di viaggio. Cominciò a pensare a quello che era successo la sera prima.

''Se le cose stavano così, lei era stata colpita dal ragazzo che aveva visto ferito vicino al cespuglio,

allora era tutto falso:l’incidente, il sangue, la macchina ferma incidentata.

''Ma perché?'' si chiedeva ostinatamente.

2

Miriam fu fatta scendere , sentì una mano afferrarla per un braccio e sospingerla con forza dentro una stanza.

Percepiva l’interno di questa, dal calore che sentiva. Era l’ unico elemento gradevole da ormai un giorno

e mezzo a cui essa s’aggrappò con tutta se stessa. Continuava a stare male,sia per il freddo, sia

perchè dalla sera prima non aveva mangiato nulla.

Sentì scoppiettare una fiamma ; pensò ad un camino, anche perché il calore che

sentiva era proprio quello dei ceppi che bruciavano. I suoi nervi erano contratti,

fece un passo al buio ed urtò contro una porta. Il panico le chiudeva la gola.

Non riusciva ad emettere alcun suono.

Sentì qualcuno che le toglieva la benda. La luce d’improvviso l’accecò. Mise una mano sugli occhi per

difendersi dal disagio che le procurava la luce dopo ore e ore al buio. Per gradi le sue pupille

si abituarono alla luce,distinse un tavolo, le sedie , in un angolo un camino acceso.

Mise a fuoco la situazione.C'era una persona, che sembrava stesse lì proprio ad aspettare lei.

Miriam aveva paura persino a respirare,aveva la pelle d’oca.

Sentì qualcosa di freddo alla nuca. Quando realizzò, capì che era la canna di una pistola.

Sulla soglia apparve una silhouette, ben definita. della figura di un uomo.

‘’Siedi’’ disse , indicando alla sventurata una sedia vicino al tavolo.

Miriam ubbidì sempre più confusa ed impaurita .Ebbe la forza di chiedere ripetendo

la solita litania :’’ cosa volete da me?’’

L’uomo che parlò aveva un cappuccio sulla testa, una donna di mezz'età, vestita da cameriera,

entrò nella stanza con un vassoio in mano.

S’avvicinò al tavolo e mise il vassoio proprio davanti a lei .

Guardò la cameriera con occhi interrogativi.La figura col cappuccio

disse :- Bevi , è caffè caldo.- Miriam non se lo fece ripetere, prese la tazza con le due mani e la portò alle labbra

Il liquido caldo scese nel suo stomaco. risollevandola, anche perchè non sentiva più la canna della

pistola premere nella sua nuca.

''Cara la mia signora, disse l'ndividuo- lei è una giornalista, scrive articoli davvero interessanti, solo che,

in questo momento, ha toccato fatti e argomenti delicati, troppo delicati.

Non è aria per una come te -riprese- passando al tu.

Miriam alzò gli occhi sull’uomo e rispose:’’ Questa è una messainscena per non farmi fare il mio mestiere

di cronista? Scordatevi!’’

Finì di dire questa frase ancora più terrorizzata di prima.'' Ma come le venivano in testa certe idee,

proprio non capiva, era proprio stupida, si, stupida. Era il caso di essere più docile, accidenti!

L’uomo rispose: -Avevo immaginato ,anzi lo sapevo che eri un osso duro –

se''vuoi uscire viva da qui ,devi bloccare l’uscita dell’articolo.'' -

-'' E’ un’indagine di routine- disse la donna. E’ tutto nel mio computer. Stavo

giusto per finire la stesura;' poi è il redattore capo che autorizza o meno la stampa.''

''Dubito che ne venga fuori qualcosa se tu non tornerai mai più al lavoro .

- Qualcuno è andato nel tuo ufficio e ha distrutto il microchip.

L’articolo come vedi non uscirà più . Non vedrà la luce mia cara.-

-E’ importante che tutto finisca qui , con la promessa che dimenticherai ogni cosa

se vuoi vivere.''-

Era troppo per i nervi contratti di Miriam,che cacciò un urlo: -sono mesi che sto lavorando

a quel pezzo; è un fatto importante, è giusto che la cronaca se ne occupi.-

-E’ qui che ti sbagli carina- rispose l’uomo che le si avvicinò sospingendola verso una porta

che si aprì.C’erano delle scale che Miriam immaginò portassero in cantina.

-Aspetta- disse la voce dietro di loro. Miriam si bloccò, mentre l’uomo che la spingeva

ad alta voce chiese :- Che c’è ora?-

La figura che era vicino al camino, ora senza cappuccio, con un grosso

sigaro in bocca,si aggirava per il salotto. S’avvicinò ai due vicino alla scala,

piantando loro addosso i suoi grossi occhi da rospo

dicendo:-L’accordo era di lasciarla andare,una volta eliminato il microchip.

Possiamo liberarla se non apre bocca.-

Miriam pregò silenziosamente , affinché quell’incubo davvero finisse.

Dunque lei si trovava in quella terribile situazione, perché aveva pestato i piedi all’uomo potente

dell’industria ………..

Ora era tutto chiaro.Per quanto si sforzasse di ricordare, le voci ,che udiva , non le dicevano nulla.

Non conosceva le persone che la tenevano prigioniera, -Eh sì, era proprio così,- era prigioniera.

Si rese conto con angoscia della grave situazione in cui si trovava .

Scorse che in fondo alla stanza,vicino alla finestra,c'era una sagoma nella penombra.

La paura aumentò; come un film , in un attimo, la sua vita le passò davanti.

Aveva un buon lavoro,si era laureata in lettere moderne in tempo da record. Ci aveva messo cinque anni esatti, inclusa la tesi; cosa ritenuta quasi impossibile. Infatti, quando frequentava l'ultimo anno, veniva spesso additata dagli studenti più giovani e da quelli più vecchi fuori corso. Erano davvero in pochi quelli che finivano in cinque anni. Tenendo anche conto del fatto che nel frattempo era anche diventata maestra di musica. All' Universita', durante l'anno in cui aveva lavorato alla sua tesi, una tesi di ricerca aveva fatto amicizia con Marco, che frequentava il suo stesso corso di lettere.. Erano ancora amici, lui l'aveva aiutata molto. Marco non suonava nessuno strumento, lei invece suonava bene il pianoforte. Già Marco, chissà se si era accorto della sua assenza...Di solito si sentivano quasi tutti i giorni.... Lui la chiamava, accertandosi che andasse tutto bene....

Quel giorno era il compleanno di Mara, una sua cara amica; dovevano andare a festeggiare tutt'insieme la sera.

''Che ci faceva in quell'intrigo?... Le scocciava molto se la sua vita fosse finita lì

''Dio, se ci sei aiutami''.

Doveva pensare a come uscire da quella situazione.

Forse una possibilità di uscire indenne da quell’orribile momento c’era.

Azzardò, con un filo di voce ,comunque fingendo una sicurezza che proprio in quel momento

non aveva;- Non potete impedirmi di fare il mio mestiere.-

Ancora una volta si diede della stupida per aver aperto bocca ,senza pensare alle conseguenze.

-Non ti proccupare, se farai la brava non ti succederà nulla-.L'uomo la spinse per le

scale e Miriam scese con la paura che attanagliava il suo stomaco.

Come lei aveva pensato, si trovò in una cantina, illuminata da una luce fioca...

C'erano cianfrusaglie ovunque. L'uomo, che non la lasciava,afferrandola sempre per il braccio,

le indicò una sedia, e le ordinò di sedere.

Quando Miriam prese coscienza del luogo, vide che in fondo alla stanza, vicino ad una finestra,

c'era una sagoma che nella penombra non distingueva bene.Era un uomo, comunque,questo

si vedeva, con un cappuccio in testa.

Ci risiamo penso' la donna...che succede ora?

Stava per mettersi a piangere , perchè oramai era giunta al culmine della sopportazione.

Non ebbe il tempo di dir nulla, perchè quello che vide, davanti ai suoi occhi, ebbe dell'in_

credibile.Per poco non svenne....L'uomo si era tolto il cappuccio, avanzando

verso di lei ,dicendo:- mi dispiace Miriam, ho dovuto farlo, mi serve del denaro,

molto danaro. Il gioco... sai...

Non ti preoccupare, non ti succederà nulla Me l' hanno garantito .-

Miriam aprì la bocca, ma non usciva alcun suono.L'aprì e la chiuse ancora per qualche attimo

finchè la voce uscì: emise un urlo - Marco!!!!!-

S'udì un gran trambusto lungo le scale, e quando Miriam si rese conto di ciò che

avveniva, ringraziò mentalmente la fortuna , perchè ancora una volta non riusciva ad emettere

suoni . Poliziotti , con le armi in pugno, misero le manette ai due uomini.

- E' finita signora . Per fortuna che la donna delle pulizie del suo ufficio, si è decisa

a venire da noi per parlare. Gina, la donna delle pulizie, aveva udito una telefonata di Marco

che prendeva degli accordi.

Udì che diceva:- Avete promesso che a Miriam non torcerete un capello.-

Poi, vedendo che lei era sparita,si è fatta coraggio ed è venuta da noi -

-La donna delle pulizie, già, - disse Miriam con una voce che sembrava uscita dall'oltretomba.

Ebbe la sensazione che il mondo le crollasse addosso.

-Sicuramente, appena la vedo la ringrazio ....-

Posso andare a casa e fare un bagno caldo ora?

silviat . dic.2007






IL MONDO DI TEO - fiaba

di edvige del 05/11/2009 alle 16:37



Quel mattino faceva molto freddo. Era un mattino di fine gennaio e nel paesino di Binoruk, di

neve, quell'anno ne era scesa tanta.

Gli abitanti camminavano per le strade infreddoliti. Avevano fretta di tornare nelle loro

case calde.

Teo fu svegliato dalla voce della mamma,che lo esortava a fare presto ad alzarsi.

Doveva andare a scuola. Se non faceca presto,sarebbe arrivato tardi e il maestro si

sarebbe arrabbiato.Teo si stiracchiò e pensò anzi borbottò:’’ già a scuola’’! Quel giorno,

non aveva nessuna voglia di trascorrerlo seduto nel banco di scuola.Non aveva voglia di

sentire le voci chiassose dei suoi compagni.Tantomeno di udire quella del sig. Greg, che si

stizziva ogni qualvolta, qualcuno di loro secondo lui, non stava attento alla lezione.

"Ehi bambini, sveglia ! Non andate a spasso con la mente per i boschi e la brughiera.

Potreste avere delle brutte sorprese!’’ ‘’La lezione è qui ! ‘’

Con un salto Teo fu giù dal letto, Si vestì in fretta, si lavò con due dita gli occhi e si presentò

bello che pronto dalla mamma a colazione, Prima di uscire, baciò la madre sulla guancia,prese

il berretto la sciarpa e la sacca coi libri. Per arrivare a scuola, doveva passare attraverso una

macchia di alberi così fitti, che era meglio non attardarsi fino a buio, perchè sicuramente ci si

sarebbe perduti., Correva voce che in quella zona, di notte si radunassero strani abitanti.Se

qualcuno si perdeva, veniva sicuramente rapito,

Teo aveva otto anni, e riteneva di essere ormai grande.

Decise che non sarebbe andato a scuola. Quel giorno avrebbe aspettato nascosto nel

bosco la notte.

Voleva rendersi conto se ciò che si diceva in paese, era veritiero..

Mentre percorreva il sentiero che portava alla macchia, gli sembrò che qualcuno lo.

osservasse.

Trovò un tronco, vi si sedette, dopo aver spazzato via la neve. Faceva così freddo, che

anche gli orsi restavano rintanati.

Aprì la sacca, e tirò fuori un grosso pezzo di torta che divorò,Cominciò a guardarsi intorno.

Pensò che il giorno era lungo. Aveva molto da aspettare, prima che giungesse il buio,

Era il caso di trovare un riparo per la notte.

Posò la sacca e incominciò a cercare legna. Avrebbe costruito una specie di capanna.

Raccolse un bel po' di legna e incominciò a costruire la sua capanna. Pose con molta

attenzione il materiale trovato, sovrapponendo ceppi e fascine, fino a quando

la capanna fu costruita. Soddisfatto,rimase ad osservare il suo capolavoro.

Era facile pensò, era come costruire un castello di sabbia, Raccolse un po' di foglie e fece

un giaciglio.

Per cuscino, mise la sacca sotto la testa e si sdraiò aspettando la notte.

Un po' gli dispiaceva per la mamma, che da quando papà era morto, si preoccupava sempre

troppo per tutte le cose.

Teo pensò che avrebbe affrontato il problema al momento opportuno. Ora voleva godersi la

libertà.

Voleva stare con i suoi pensieri. Era felice, anche se un po' stanco.

Udì un rumore, sbirciò tra le fessure della capanna; ed ecco là: vide un omino così piccolo e

dall'aspetto assai curioso.

E' uno gnomo. Pensò il bambino. Aveva in testa un cappello a punta con in cima una

piuma verde.

Camminava così in fretta, che in un attimo sparì.Teo restò a bocca aperta’ Dov'era finito ?

Non sapeva se uscire dal suo nascondiglio a cercare l'omino, o restare

prudentemente al sicuro.

Si fece coraggio ed uscì. Avanzò a carponi e si avvicinò ad un cespuglio

per osservare meglio ciò che avveniva. Eccolo là!

Era così piccino che Teo pensò, lui era un gigante a confronto.

Non sapeva cosa fare. Ad un tratto l'omino parlò.

‘’Non avere paura, vieni fuori di lì.’’

Mi ha visto. Pensò il fanciullo. Non gli restava che uscire allo scoperto. Gli si avvicinò:

’’ciao, io sonoTeo e tu come ti chiami ? ‘’

‘’Mi chiamo Giò-Giò. Sono uno gnomo,come vedi, vivo nel bosco e tu ?’’

‘’Io sono un bambino di otto anni e vado a scuola.’’

‘’A quest'ora le scuole sono chiuse,è molto tardi, disse Giò-Giò, che ci fai qui ?’’

Teo guardò l'orologio che aveva al polso, dono di papà. Le lancette segnavano le quattro

del pomeriggio.

‘’Veramente oggi sono in vacanza’’ bisbigliò.

‘’Presto presto, aiutami a raccogliere legna, prima che diventi buio.’’

E’ quasi buio? Devo essermi addormentato.Disse tra sè il bambino.

‘’Io sono qui perchè volevo vedere le fate. Dicono che abitino nel bosco.’’

Giò-Giò tirò fuori dalla tasca una lampada, la poggiò sopra un tronco e l'accese soffiandoci

sopra forte

‘’Forza aiutami a raccogliere legna.’’

Teo era meravigliato,scrutava l'oscurità tendendo l'orecchio.Si udirono strani rumori.

Ora si sentiva chiaro, un vocìo, risate ed un chiasso infernale.

Nello stesso momento spuntavano da tutte le parti, fate gnomi ed elfi.

Il baccano era indescrivibile: ballavano saltavano e cantavano gioiosi.

Teo si trovò al centro di un cerchio festante ed animato,

‘’Io sono Irma, la fata protettrice dei bambini che marinano la scuola’’. Con un inchino, la fata si

presentò a Teo.

‘’Io sono Fige la fata protettrice dei bambini che dicono bugie.’’

‘’Io sono Finn’’.disse un elfo dal berretto rosso e la giubba verde, proteggo i bambini che fanno

arrabbiare la mamma.

Tutti si presentarono e salutarono con un grazioso inchino. Come erano apparsi, così in un lampo

sparirono tutti. Tutti, tranne Giò-Giò che continuava a raccogliere legna.

Anche Teo aveva raccolto legna. Ne aveva oramai, raccolta una fascina.

Guardò Giò-Giò e rimase senza parole. Lui aveva raccolto delle listarelle che sembravano

stuzzicadenti.

‘’Non importa’’ disse lo gnomo,vedendo l'imbarazzo del fanciullo.’’Basta quella che ho raccolto io’’.

‘’Andiamo, vieni. Al villaggio questa notte si festeggiano i compleanni.’’

‘’Quali compleanni?’’ Chiese Teo.

‘’Ma di tutti; noi festeggiamo il compleanno di tutti, così nessuno rimarrà senza festa’’.

‘’Dov'è il villaggio?’’

‘’Vieni con me e vedrai’’.

S'inoltrarono sempre più nel bosco, ad ogni passo Giò-Giò si fermava sbuffando.

‘’Accipicchia, pesa questa legna!’’

‘’Dalla a me,’’disse il bambino.’’ Per me non è pesante.’’

Ad un certo punto, si presentò davanti a loro, una fila di grossi sassi che usarono come passerella.

Così attraversarono un torrentello.Per magia, apparve davanti agli occhi stupefatti di Teo,

un bosco verde, pieno di colori e profumi. La neve e il freddo erano spariti,

‘’Dove siamo?’’ Azzardò con un filo di voce Teo.

‘’Siamo nel mondo delle fate, degli gnomi e degli elfi. Qui non esistono le cose sgradite. Non c'è

l'alternarsi delle stagioni.’’

‘’Qui il bosco è sempre come lo vedi.’’

Arrivarono in una grande radura. C'erano tante piccole casette fatte di legno e di sassi,

Era un magico regno in miniatura .

Un piccolo forno a legna dove un elfo panettiere, saltellando e cantando cuoceva il pane per

gli abitanti del villaggio. Al centro della radura c'era un piccolo pozzo,

dove una fata con un secchio grande come un ditale, tirava su l'acqua.

Quando il ragazzo fu al centro della radura, tutti gli abitanti festanti gli saltellavano

attorno. Riconobbe Finn, che a tutto fiato suonava il flauto, La fata Fige, gli si avvicinò con

in mano un vasetto contenente un unguento.

‘’Questo unguento ha poteri magici’’ disse.

‘’Se lo spalmi sulla fronte, ricordi o dimentichi a piacere. Te lo dono.’’

Ricevette tantissimi doni magici, Quello che a Teo piaceva di più, era una pannocchia

gialla. Se la tenevi sempre con te, non ti saresti mai ammalato, Se la perdevi, erano guai.

Ad un tratto,ci fu un silenzio grève . Nessuno parlò più. Si disposero a cerchio tutti quanti,

Teo si trovò in mezzo, Giò-Giò gli si avvicinò dicendo:’’vedi , tutti quanti sono felici di conoscerti.

Uno come te, non l'abbiamo mai incontrato.’’ ‘’Vogliamo che tu resti con noi e diventi

il nostro gigante protettore.Sarai il nostro Re. Non dovrai fare altro che spargerti

l'unguento sulla fronte. Ricorderai solo, che sei il nostro Re.’’

‘’Pensaci disse Irma, Hai però solo un minuto per decidere.’’

Teo si spaventò a morte. Lui doveva tornare dalla mamma, chissà quanto tempo era trascorso

.Le lancette del suo orologio segnavano l'una di notte. Si voltò per tornare da dove era venuto.

Volleva tornare a casa.

Con sgomento, vide che la radura e tutto il bosco erano sospesi nel vuoto.Sotto di lui, il buio.

Tutto era nero come la pece.

‘’Santo cielo’’, gridò,’’ voglio tornare dalla mamma!’’

Fige gli si avvicinò con in mano l'unguento magico, intinse due dita, e con una carezza toccò

la fronte di Teo, che aprì gli occhi. Vide su di lui il viso sorridente della mamma,

che gli schioccava un bacio sulla fronte.

‘’Teo è tardi, ti sei riaddormentato, Devi andare a scuola’’.

Il bambino saltò sul letto e abbracciò la mamma gridando:

‘’ha funzionato! ha funzionato !’’

La mamma scuoteva il capo:’’ cos'ha funzionato Teo.’’

‘’L'unguento’’.Gridò forte.

‘’Che unguento, su da bravo, non capisco, Non sognare ad occhi aperti come il tuo solito.’’

‘’Ma mamma!’’ S'affanava a dire il bambino:’’ c'erano le fate,poi c'erano gli gnomi,

Giò-Giò mi ha portato...

’ Di colpo ammutolì, come colpito da un dardo. Fu preso da una gioia immensa.

Era felice di vedere la mamma, non poteva vivere senza di lei. E’ stato tutto un sogno pensò.

‘’Oh buonissimo giorno mamma!’’ Bisbigliò.’’ Sono felice di essere qui’’.La mamma scosse

di nuovo il capo sorridendo; era abituata alla fantasia del suo bambino.

‘’Andiamo il latte fuma nella scodella e ho appena sfornato la torta.’’

Teo felice saltellando, seguì la mamma in cucina,

L'ultimo mio pensiero è stato il desiderio di tornare dalla mamma. L'unguento ha funzionato

disse tra sè.

Senza farsi sentire bisbigliò:’’ grazie fata Fige, Grazie Giò-Giò,grazie grazie tutti.’’

Disse ciò, ben sapendo che il mondo dove era stato,non l'avrebbe trovato mai più.

Silvia ,alias edvige







Pag. 1 2